L’ironia fra atto di fede e provocazione politica. Reportage dalla Chiesa Pastafariana italiana

Maggio è alle porte ma Milano Marittima, a metà giornata, è ancora memore della brina mattutina. Intanto, in una sala di un albergo per congressi, si è riunita una piccola folla in costume da pirata dove, in videocollegamento, un giovane con un ciondolo di stoccafisso al collo è impegnato nel tracciare una rotta. Ancora non lo ha realizzato, ma la navigazione non potrà procedere in linea retta: c’è un’isola nel bel mezzo della traiettoria. I punti cardinali di partenza ed arrivo sono stati forniti dallo Scardinale Alberto Mancini, Priore di Roma, e sulla risposta che il giovane elaborerà si gioca il suo destino a divenire minestro di culto.

Sono passati vent’anni da quando Bobby Henderson, allora dottorando in fisica presso l’Oregon State University, ha fondato la religione pastafariana. All’epoca, il Consiglio dell’Istruzione del Kansas aveva stabilito che la teoria creazionista potesse essere insegnata nei corsi di scienze di ogni ordine e grado come alternativa all’evoluzionismo. Ed Henderson – tuttora «profeta a tempo pieno» – in una lettera aperta all’università offriva dimostrazione di come il proprio credo fosse l’unico empiricamente fondato: un culto basato su una divinità composta da spaghetti e polpette cosmiche, l’identificazione dei pirati del XVII secolo come diretti antenati, una dieta che sacralizza la birra e dichiara impuro il pinguino, e che riconosce in ristoranti e bar i luoghi di celebrazione rituale.

In Italia, i fedeli del Prodigioso Spaghetto Volante (PSV) sono alcune centinaia. La scorsa primavera si sono incontrate le somme cariche ecclesiastiche in occasione del Semolinario annuale, per discutere questioni di dottrina ed offrire ai propri fedeli un’occasione di ritiro spirituale, ma anche per stabilire la propria agenda per l’anno a seguire. Dopo la riforma del Terzo Settore, infatti, i movimenti religiosi senza riconoscimento statale si sono collocati in una zona grigia normativa, ma negli ultimi anni la Chiesa Pastafariana Italiana ha riorganizzato la propria struttura e sta rafforzando la presenza pubblica in vista della richiesta di un’Intesa ufficiale con il Governo come confessione religiosa.

Un fedele pastafariano sul litorale di Milano Marittima, durante un momento di pausa dal Semolinario /
Photo credit: Giulia Venturini

Tutte della stessa pasta: cos’è e cosa fa una religione

«La nozione di “religioni inventate” è profondamente provocatoria, in quanto contraddice la comprensione tradizionale della religione come fenomeno che fa risalire le proprie origini a una rivelazione divina oppure a origini così remote nel tempo da rendere ignoti i fondatori individuali, ma tali da garantirne la venerabilità» afferma in Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith Carole M. Cusack, studiosa australiana esperta in nuovi movimenti religiosi. Questi vengono spesso liquidati come capricci individuali, parodie o addirittura come offese alle religioni cosiddette “rivelate”. Parodica sarebbe la Missionary Church of Kopimism, nata in Svezia e che considera sacra la condivisione dell’informazione digitale: copiare file, utilizzare piattaforme di scambio e praticare il libero accesso ai dati diventano atti rituali, mentre simboli come Ctrl+C e Ctrl+V assumono valore spirituale e morale. Lo stesso si potrebbe dire della statunitense Church of the SubGenius, che prende di mira religione organizzata, consumismo e cultura aziendale: ruota attorno alla figura fittizia del profeta J. R. “Bob” Dobbs, e promette ai fedeli il raggiungimento dello Slack, uno stato di libertà totale dalle imposizioni sociali e lavorative.

Le religioni rivelate, invece, si fondano appunto su una rivelazione divina trasmessa da una figura profetica e rivendicano un’origine sacra e non umana: i grandi culti monoteisti – cristianesimo, ebraismo e islam – e le religioni antiche – come l’induismo o il buddhismo. Ed è su queste convinzioni che si basa l’attribuzione di una certa rispettabilità, autorevolezza del credo. Tuttavia, come osserva Teemu Taira, docente universitario senior in Studi delle religioni presso l’Università di Helsinki, «Scientology è stata “inventata” da Ron L. Hubbard, eppure raramente si parla dell’“invenzione” dell’Islam da parte del profeta Maometto». Di più: «In Gran Bretagna molti Druidi, Pagani, Wiccan e aderenti al New Age hanno avanzato rivendicazioni sull’antica natura delle loro tradizioni, riabilitando pratiche britanniche originarie e pre-cristiane come se potessero essere considerate “religioni indigene”» spiega l’accademica, «ma un’analisi più approfondita ha rivelato che molte di queste tradizioni sono così distanti dalle loro origini che il legame deve essere immaginato o attivamente costruito».

Si aggiunge il fatto che «l’invenzione deliberata non significa necessariamente un “falso” o uno “scherzo”, poiché i partecipanti possono sostenere, ad esempio, che nonostante l’invenzione autoriale, il testo o il film di finzione contengano verità eterne». È il caso del Matrixism, che nasce a partire dalla pellicola Matrix, considerato da alcuni aderenti una vera e propria rivelazione filosofica sulla natura illusoria della realtà: elementi centrali divengono la pillola rossa come simbolo di risveglio della coscienza, il codice digitale verde come linguaggio nascosto del mondo e la figura di Neo interpretata come archetipo messianico. Sulla stessa linea si pone il Jedism, ispirato all’universo narrativo di Star Wars, che rifacendosi al codice Jedi interpreta la Forza come un’energia spirituale onnipresente capace di guidare il comportamento morale degli individui.

Nel tempo, alcuni culti sono passati, agli occhi della collettività, da una categoria all’altra non tanto per ragioni teologiche, quanto per rapporti di forza tra culti o per motivazioni di carattere politico e sociale. Metodisti, avventisti e mormoni sono movimenti religiosi nati meno di tre secoli fa, ma solo nel caso di quest’ultimo si è sviluppato un acceso dibattito pubblico sulla sua legittimità. Sebbene tutti e tre si richiamino al testo sacro cristiano, il mormonismo è stato spesso percepito come problematico: come chiarisce Taira, «quando entrò nel dibattito politico negli Stati Uniti, i media iniziarono a definire il mormonismo come una religione “inventata” per giustificare l’adulterio».

Rimane un interrogativo di fondo: se la fede è un atto primariamente irrazionale, possono esistere sistemi di credenze più verosimili – e quindi legittimi – di altri?

«Anche se il Pastafarianesimo è l’unica religione basata su prove empiriche, è necessario ricordare che questo è anche un libro basato sulla fede» scrive il profeta Henderson. «Il lettore attento potrà trovare nel testo numerosi errori e contraddizioni, persino esagerazioni e spudorate menzogne. Sono stati inseriti a bella posta per mettere alla prova la fede del lettore».

Fedeli pastafariani durante una sessione del Semolinario / Photo credit: Giulia Venturini

Ci sono o ci fanno? Come viene riconosciuta ufficialmente una religione

Il Libro Sacro del Prodigioso Spaghetto Volante afferma che «ci riserviamo il diritto di cambiare le nostre credenze sulla base di nuove prove esistenti» è il rifiuto verso il dogma è tale che «lasciamo persino aperta la possibilità che il PSV non esista affatto»: paradossalmente, si tratta di un culto che ha un solo dogma, l’antidogmatismo.

Il punto, quindi, si sposta da cosa sia a come si eserciti una religione. Il pastafarianesimo possiede molti di quei requisiti generalmente considerati qualificanti: una divinità, un gruppo di fedeli, un testo sacro, un insieme di riti, un sistema di credenze e oggetti sacri. Semplicemente, entro un contenitore considerato rassicurante – la categoria di religione – inserisce all’interno un contenuto volutamente ironico e provocatorio.

Proprio per questo, nei Paesi Bassi, una decina di anni fa, Hermina Geertruida de Wilde chiese di comparire nei documenti ufficiali con uno scolapasta in testa – copricapo sacro nato come eresia e poi accolto come tale – ma la richiesta fu respinta dal Consiglio di Stato e quindi portata davanti alla Corte europea dei diritti dell’Uomo nel caso de Wilde v. Paesi Bassi. La Corte dichiarò il ricorso inammissibile, ritenendo che il pastafarianesimo manchi di serietà e coesione. Negli Stati Uniti, invece, nel 2016 un giudice federale del Nebraska ha stabilito che il culto non può essere considerata una religione ai fini costituzionali nel caso Cavanaugh v. Bartelt, respingendo il ricorso di un detenuto che chiedeva di praticare il pastafarianesimo in carcere: secondo il tribunale, si tratta di una parodia e non di un sistema di credenze religiose autentico. Ancora: in Australia del Sud, il culto ha perso una causa per ottenere il riconoscimento come ente incorporato: l’attivista Tanya Watkins aveva sostenuto davanti al South Australian Civil and Administrative Tribunal che la Chiesa perseguisse fini religiosi, educativi e caritatevoli, ma il tribunale ha giudicato i testi pastafariani essenzialmente parodistici e privi di pratiche o insegnamenti sistematici, respingendo la richiesta.

Oggi, in Italia, i rapporti fra Stato e chiesa Cattolica, indipendente e sovrana, sono regolati dall’articolo 7 della Costituzione. Più in basso, secondo l’articolo 8 della Costituzione, le confessioni dotate di Intesa sono 13, mentre quelle senza Intesa sono ancora disciplinate dalla legge fascista cosidetta dei “culti ammessi”. Al di fuori, invece, stanno le associazioni di atei e agnostici.

L’iter prevede un passaggio formale, di prassi comune per il riconoscimento quale “culto ammesso” per poi chiedere di stipulare un’Intesa speciale con il Governo. Questi accordi «sono assolutamente discrezionali» come afferma Adele Orioli, consulente legale e direttrice amministrativa per l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), e si basano sull’invariante della Chiesa cristiana cattolica come modello: occorre una presenza sul territorio e uno statuto o comunque di un organigramma, ma per lo più è una questione di esercizio muscolare. Così è stato per la Chiesa Valdese.

«Già questa definizione che il nostro ordinamento dà, fa fatica a inquadrare religioni anche alquanto antiche come l’Islam, ma che non sono strutturate in modalità burocratico-ecclesiale» dice Orioli, sottolineando come attualmente, in Italia, Chiesa Pastafariana e Islam siano pressappoco sullo stesso livello legale, fatta eccezione per accordi particolari e delimitati – come quello stipulato durante il Covid-19 per stabilire i termini del supporto della comunità musulmana alla collettività colpita dalla pandemia. Richieste formali per un riconoscimento dell’Islam non sono mancate, ma uno degli ostacoli sarebbe il fatto che si tratta di un culto che manca di un univoco centro di potere. Cosa che, secondo Orioli, è frutto di un bias cognitivo: «Faccio presente che abbiamo già cinque intese con culti cristiani: oltre quella cattolica, l’anglicana, la metodista valdese, gli avventisti del settimo giorno e, tra poco, l’ortodossa rumena», che costituiscono costole distinte sotto il generale ombrello della fede cristiana.

Tornando all’Intesa, poi, occorre specificare che una volta stabilita con l’esecutivo, questa deve essere calendarizzata in sede parlamentare, passando al legislativo. Un processo che spesso rimane sospeso a metà, e con un caso esemplare piuttosto recente: «I Testimoni di Geova hanno un’intesa che sta nel cassetto da vent’anni» mi fa presente Orioli «Quindi governa la prassi di fare Intese che poi vengono chiuse in un cassetto e mai calendarizzate», soprattutto se poi avviene un cambio di Governo.  

Eppure, secondo l’ex articolo 17 del Trattato di Lisbona, confluito nel Trattato sul funzionamento unico dell’Unione Europea, gli Stati sono obbligati ad avere un dialogo paritetico tanto con le confessioni religiose che con le associazioni filosofiche non confessionali: «la libertà di professare» è infatti solo una delle due facce della stessa medaglia che compongono la liberta religiosa. L’altra è «la libertà dal professare» un qualsiasi culto, puntualizza la giurista. In Germania e in Austria, per esempio, la forma di finanziamento collettivo per i culti è su base volontaria, non obbligatoria come in Italia, dove i cittadini sono tenuti a destinare una quota pari all’8 per mille del proprio reddito.

Intanto, conclude l’esperta, dopo la riforma del Terzo settore, diversi culti privi di riconoscimento ufficiale come confessioni religiose sono scivolati in un vuoto normativo che li assimila a semplici associazioni di persone, «tutelate quindi dalla libertà di associazione, non specificatamente dalla libertà di culto».

Parte delle vestimenta sacre pastafariane: il ‘coliandro’ (un cappello da pirata), con sopra uno scolapasta (inizialmente nato da un’eresia, e poi accettato proprio in quanto tale nel culto) / Photo credit: Giulia Venturini

Il sugo del discorso: il sacro è politico

È giugno inoltrato, e a Bologna si sta volgendo il gay pride. La folla riunita in un parco cittadino è tutto uno sventolare di bandiere arcobaleno, tubetti di glitter biodegradabile che passano di mano in mano, e musica anni ’70 a tutto volume. A un tratto vedo Nadia Amaroli, alias Scardinala Turtlein De Neuve, Segretaria generale della Chiesa Pastafariana Italiana.  «Ci fai il piacere di scattarci una foto?» mi chiede sistemandosi il coliandro pieno zeppo di spille – un cappello da pirata, parte delle vesti sacre pastafariane. «Anche voi qui?» le faccio, sorpresa. «Siamo venuti a sostegno della famiglia tradizionale pastafarianiana» mi risponde, sorridente in posa davanti ad un trenino turistico affittato per la manifestazione dalla Rete Famiglie Arcobaleno, l’associazione nazionale che riunisce le famiglie LGBTQ+.

La Chiesa pastafaraniana si distingue nel Conciristoro, la gerarchia ecclesiale, e la Ciurma, una libera organizzazione laica volta a sostenere battaglie di dignità politica e civile che conta qualche migliaio di soci. «Un po’ come la Caritas per la Chiesa Cattolica» chiarisce Giancarlo Galli, alias Calafato Pegai, Scardinale Ufficiale di collegamento. Oggi collabora con enti quali l’Associazione Luca Coscioni, impegnata nelle battaglie per l’autodeterminazione, i diritti civili, il fine vita e la libertà di ricerca scientifica; Meglio Legale, attiva sulle politiche delle droghe e sulle libertà individuali; ed ha anche partecipato a una campagna con End Blasphemy Laws, l’organizzazione internazionale che si batte per l’abolizione delle leggi sulla blasfemia. Proprio durante il Semolinaro un’intera sessione è stata dedicata alla bestemmia, conclusasi poi con lo stabilire che una buona opzione fosse “Dio Scotto!” (Peccato che, come ha sussurrato un fedele in fondo alla sala, non possa ritenersi valida universalmente: «in Germania suonerebbe più o meno come un elogio»).

 Il Pastafarianesimo, di conseguenza, viene di frequente descritto come un movimento politico travestito da religione. «Dieci anni fa, a Padova, cristiani e pastafariani si tiravano i sassi a vicenda» mi dice Jacopo Ranzato, all’epoca dottorando in antropologia e testimone delle manifestazioni per o contro il ddl Cirinnà, richiamando i tempi d’oro delle Sentinelle in piedi. Eppure, verso quel movimento neocattolico di protesta silenziosa, nato in Italia sulla scia di quello francese Veilleurs e composto da cittadini che contestano la parificazione delle unioni omosessuali a quelle eterosessuali, raramente viene mossa l’accusa di politicizzazione del sacro: l’argomentazione si sposta dal piano della credenza religiosa (“famiglia tradizionale cattolica”) a quello della biologia umana (“famiglia naturale”). Invece, ad essere additata come «forma politicizzata di religiosità» – come la ribattezza Massimo Prearo, ricercatore di politiche e teorie della sessualità, nel saggio L’ipotesi neocattolica: Politologia dei movimenti anti-gender – sarebbe piuttosto la battaglia della Chiesa pastafariana italiana per quella che è la propria “famiglia tradizionale”: un qualsiasi numero di adulti uniti da un legame consensuale e con eventuale prole.

«Uomo = persona. Donna = persona. Qualsiasi persona = persona»: questa la triade sacra che compone la visione del vivere civile pastafariano.

Intanto, se il Pastafarianesimo venisse riconosciuto come confessione religiosa, si aprirebbe la possibilità di celebrare matrimoni omosessualinon semplici unioni civili. Allo stesso tempo, parzialmente verrebbe aggirato uno dei principali nodi del dibattito politico italiano: l’educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole, tramite l’istituzione di scuole private pastafariane con relativi spazi autonomi nella didattica. E così un atto di fede diverrebbe conquista politica.

Scardinale Presidente Paolo Lorenzi, alias  Xantiago Blanc De Noir, durante una sessione del Semolinario /
Photo credit: Giulia Venturini

A tutta birra: egemonia del sacro e trattamento privilegiato dei culti

«Se ci riconoscessero come religione sarebbe una sconfitta» è una delle affermazioni che più volte Ranzato ha sentito, durante le sue ricerche di dieci di anni fa: la provocazione, intesa come chiave per democratizzare e al contempo ridimensionare il sacro nel pubblico, verrebbe meno. Oggi, invece, un potenziale riconoscimento è visto come un obiettivo: «Abbiamo preso lo statuto della religione più piccola riconosciuta tale dallo Stato, Soka Gakkai. Erano 3000 fedeli all’epoca del riconoscimento. Se usiamo quel modello e raggiungiamo quel numero, si creano le condizioni per il precedente giuridico» dice Galli.

Gli effetti di un riconoscimento ufficiale sarebbero, infatti, ben maggiori e di forte portata politica. Lo Stato italiano ha sempre avuto gran riguardo per la tutela del sacro, principio per il quale si possono aggirare le leggi sui diritti degli animali – si considerino le modalità di macellazione halal e kosher -, ottenere deroghe a norme sulla sicurezza pubblica – la possibilità di girare pubblicamente a volto coperto per motivi religiosi –  come anche essere esentati da oneri fiscali – basti pensare che la chiesa Cattolica risparmia 620 milioni di euro in IMU non versata per gli immobili adibiti a luoghi di culto.

Nella nebbiosa periferia bolognese, al freddo di un gennaio pungente, ho partecipato ad una delle celebrazioni della Comunione pastafariana, cioè un pasto a base di alcolici – preferibilmente birra – e pasta – possibilmente spaghetti. La scelta è ricaduta su una piccola trattoria frutto di un progetto di riqualificazione sociale, nonché – ovviamente – penguin free. Per i fedeli del culto, è luogo sacro qualunque spazio in cui si possano consumare cibo e bevande alcoliche, al centro del rito della Comunione del Beverdì, giorno sacro: di conseguenza, bar, ristoranti e osterie potrebbero chiedere il riconoscimento come luoghi di culto pastafariani e godere di questo privilegio fiscale. Parliamo di centinaia di migliaia di attività commerciali, inclusa quella piccola trattoria ai bordi dei colli bolognesi.

Altri privilegi, comunque, rimangono ancora in mano alla sola religione cattolica, senza estendersi agli altri culti riconosciuti. Dall’esenzione del monitoraggio amministrativo del Ministero dell’Interno alla presenza, presso l’ AMA – l’azienda per la gestione e il riciclo dei rifiuti di Roma – di un cappellano pagato con fondi pubblici.

Una fedele pastafariana durante la celebrazione della Comunione / Photo credit: Giulia Venturini

RAmen

«Adesso ti faccio sentire quella che per me è la canzone dei pastafariani» mi dice Galli.

È sera tardi, il Semolinario si è appena concluso e sto guidando per portarci a casa. Su un’autostrada semideserta, le pinete costiere sono già un ricordo, e le prime colline bolognesi ancora una promessa. Galli armeggia con l’impianto casse della macchina e poco dopo, su una chitarra acustica arpeggiata, una voce colloquiale confessa «Caro Dio, spero che tu abbia ricevuto la mia lettera e / prego perché tu migliori le cose quaggiù / Non chiedo un grande abbassamento del prezzo della birra…». È Dear God degli XTC.

L’umanità, per i pastafariani, sarebbe stata creata in un momento di distrazione del dio: il PSV aveva bevuto troppa birra celeste, ed ecco spiegati l’esistenza di errori genetici, malumori e lunedì mattina. Forse è per questo che «tutte le persone che hai creato a tua immagine e somiglianza / Le si vede combattere per strada / Perché non sanno mettersi d’accordo su Dio», continua Andy Partridge con voce rauca.

Apparente denigrazione di un qualsivoglia credo religioso, il Pastafarianesimo usa l’ironia per interrogare l’opinione pubblica su quale sia il posto del sacro nella gerarchia di valori e contestare il ruolo egemonico di alcuni culti su altri: perché, se «Il dolore che vedo aiuta a confermare / Che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo / Non sono altro che l’empia truffa di qualcuno», occorre riportare al centro del discorso i principi di laicità di Stato e di democrazia religiosa come processi in atto, e non traguardi raggiunti.

«Caro Dio, mi spiace disturbarti, ma / credo di avere il diritto di essere ascoltato con attenzione» canticchia Galli perfettamente intonato, «Se sei lassù vedrai / Che ho il mio cuore in mano».

Un fedele pastafariano sul litorale di Milano Marittima / Photo credit: Giulia Venturini

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