Giovani Euroscettici- Ci piace ancora la democrazia europea?

Giunto alla sua nona edizione, lo scorso luglio è stato pubblicato lo studio Junges Europa 2025. Svolto dall’istituto di ricerca internazionale Yougov per conto della fondazione tedesca TUI Stiftung, il sondaggio si occupa sin dal 2017 di analizzare il rapporto tra i giovani europei nei confronti dell’Unione Europea, delle sue istituzioni e non solo.  

Lo studio è stato condotto tra l’aprile e il maggio di quest’anno su 6703 giovani, di età compresa tra i 16 e i 26 anni, provenienti da Germania, Francia, Spagna, Italia, Grecia, Polonia e Regno Unito. Inoltre, i partecipanti sono stati selezionati su base rappresentativa, attraverso criteri quali età, genere ed istruzione. 

La percezione che i giovani hanno dell’Europa è ancora prevalentemente buona. Il 66% degli intervistati valuta positivamente l’appartenenza del proprio paese all’Unione Europea, mentre il 59% si considera cittadino europeo in maniera “ibrida”; sono in pochi, infatti, a definirsi puramente cittadini europei, mentre una parte considerevole -pari a una media del 29%- si identifica esclusivamente cittadino del proprio paese. 

Tuttavia, sebbene il sentimento europeista nelle giovani generazioni goda ancora di buona salute, emerge in maniera considerevole un altro sentimento, collocabile a metà tra lo scetticismo e la disillusione. Il 42% degli intervistati desidera una maggiore integrazione europea, che si traduce in maggiore interconnessione tra gli stati membri e nel conferimento di maggiori competenze all’UE. Ciononostante, soltanto il 27% di queste persone credono che ciò si possa realizzare concretamente. L’Unione Europea sembra quindi essere percepita come una buona idea, ma per farla funzionare al meglio sono necessari cambiamenti ben precisi, anche di tipo strutturale. 

Sono molte, infatti, le critiche mosse dalle nuove generazioni nei confronti dell’Unione Europea, dei suoi meccanismi istituzionali e dei temi da essa trattati, e gli intervistati sembrano avere le idee chiare sulle azioni da intraprendere in merito e ai cambiamenti da adottare. Tutto questo nonostante il 46% non sappia spiegare precisamente il funzionamento dell’Europa e delle sue istituzioni, mentre il 39% ritiene che ci sia un problema di rappresentatività e che l’Europa non sia particolarmente democratica. 

Vari appunti sono stati fatti per quanto riguarda aspetti strutturali dell’Unione: ben il 69% degli intervistati crede che la parola di ciascuno stato membro debba essere equiparata a tutti gli altri, mentre il 48% crede che l’UE debba poter prendere decisioni anche senza il consenso di tutti gli stati membri. Sembra, pertanto, che nell’opinione pubblica giovanile si stia facendo strada la necessità di una narrativa comune e di una maggiore coesione, oltre che di una maggiore incisività da parte dell’Europa, a partire dall’ambito di decision making. 

A tal proposito, gran parte delle critiche mosse dagli intervistati riguardano le tematiche affrontate dalle istituzioni comunitarie. Il 53% ritiene infatti che l’Europa si occupi fin troppo di questioni marginali. D’altro canto, i dati di questo studio permettono di stilare una classifica delle questioni considerate prioritarie per le giovani generazioni. Il tema delle politiche economiche e finanziarie, considerato prioritario dal 33% degli intervistati, acquisisce importanza, in primis in paesi come Regno Unito, Italia e Grecia. Si registra, invece, un inversione del trend per quanto concerne la tematica del cambiamento climatico, lasciando spazio ad altre tematiche ma rimanendo comunque tra i 4 temi considerati maggiormente prioritari dagli intervistati, con il 28%.

Il primo posto della classifica, è occupato dal tema delle politiche migratorie e di accoglienza, considerato prioritario dal 37% degli intervistati. Se si comparano i risultati dei sondaggi di quest’anno con quelli del 2022, emerge come l’opinione abbia virato verso uno scetticismo sempre più maggiore. Nello specifico, in Germania la percentuale di giovani che desiderano maggiori limiti all’immigrazione è salita dal 24% al 37%, in Polonia è passata dal 20% al 51% mentre la Spagna è passata dal 21% al 44%.

Lo studio ha infine indagato sul rapporto tra i giovani europei e la democrazia, e i dati in merito restituiscono un quadro più fragile di quanto ci si possa aspettare. Sebbene il 57% dichiari di preferire la democrazia ad altre forme di governo, la soddisfazione nei confronti del sistema democratico non è particolarmente elevata: la percentuale di persone che si dichiara soddisfatta è del 26% in Francia, del 21% in Spagna, del 17% in Italia e del 12% in Grecia, mentre in Germania e nel Regno Unito la percentuale si alza rispettivamente al 45% e al 37%. Tuttavia, una persona su cinque (21%) degli intervistati dichiara di essere aperta ad altre forme di governo sotto determinate circostanze, mentre l’8% degli intervistati dichiara di non ritenere essenziale il fatto che la propria forma di governo sia necessariamente democratica. In altre parole, a una persona su dieci non interessa se ci sia democrazia o meno.

Di conseguenza, le nuove generazioni percepiscono la democrazia a rischio anche nei loro rispettivi paesi. La percentuale ammonta al 61% in Germania, al 62% in Grecia, al 52% in Francia e al 47% nel Regno Unito.

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