Quando si parla di pensione, ai giovani viene sempre detto: andrete in pensione oltre i 70, sempre che ci arriviate…
E altrettanto spesso, le generazioni che li hanno preceduti consigliano di riscattare la laurea, per poter andare in pensione un po’ prima.
La domanda a cui rispondere, per fare un po’ di chiarezza, è quindi: ha senso riscattare gli anni universitari? Come sempre, in questo genere di cose, non c’è un sì assoluto o un no assoluto e tutto dipende da una serie di variabili.
Cos’è
Il riscatto laurea è uno strumento pensato per trasformare gli anni di università in anni contributivi, che sono gli anni in cui si lavora e si versano i contributi previdenziali. Quando si sono accumulati abbastanza anni di contributi, si può andare in pensione.
In pratica, il riscatto laurea è un pagamento volontario di contributi che fa valere gli anni universitari come anni lavorativi e li fa conteggiare tra gli anni che danno diritto ad andare in pensione.
La condizione necessaria per effettuare il riscatto degli anni universitari è aver conseguito il titolo di studio.
Si possono riscattere tutti questi titoli:
- Diplomi universitari
- Diplomi di laurea
- Diplomi di specializzazione successivi alla laurea e al termine di un corso di durata non inferiore a due anni
- Dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge
- Laurea triennale
- Laurea specialistica e laurea magistrale
- Diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM)
- Titoli universitari conseguiti all’estero se sono riconosciuti da università italiane o hanno valore legale in Italia.
Non si è obbligati a riscattare l’intero corso di studi, ma è possibile riscattarne solo una parte, con l’esclusione degli anni fuori corso. Ad esempio, se si ha una laurea magistrale quinquennale conseguita in sette anni effettivi, si potranno riscattare da uno a cinque anni, ma non il sesto e il settimo.
Quanto costa
Chi ha studiato all’università dal 1996 in poi, rientra nel sistema completamente contributivo e può riscattare la laurea con due opzioni di calcolo diverse.
Riscatto ordinario
L’importo si determina prendendo la propria aliquota contributiva in vigore quando si presenta la domanda di riscatto, applicata alla retribuzione soggetta a contribuzione dei 12 mesi lavorativi più recenti.
Si prende, quindi, l’imponibile previdenziale degli ultimi 12 mesi e, se si è dipendenti, si paga il 33% di questa cifra.
Ad esempio, se l’anno prima di riscattare si ha avuto un imponibile previdenziale di 24.000€, si pagano circa 8.000€ per ogni anno da riscattare.
Riscatto agevolato
Questa modalità di calcolo è stata introdotta nel 2019 e prende a riferimento una retribuzione convenzionale uguale per tutti: il livello minimo imponibile per artigiani e commercianti vigente nell’anno di presentazione della domanda.
Nel 2025 questa cifra è 18.555,00 € e, a questo importo, si applica l’aliquota vigente nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, cioè il 33%.
Quindi, per chi presenta la domanda nel 2025 e sceglie il calcolo agevolato, paga 6.123,15€ per ogni anno da riscattare.
Come si paga
Si possono riscattare gli anni universitari versando l’onere in un’unica soluzione oppure in rate mensili, fino a un massimo di 120, senza interessi.
Inoltre, il pagamento è interamente deducibile ai fini fiscali.
La deduzione del riscatto laurea segue lo stesso principio di quella prevista nei fondi pensione e la convenienza varia, quindi, in base al reddito nell’anno in cui si versa l’onere e allo scaglione IRPEF che ognuno può recuperare.
Riscattare o non riscattare
Se riscattando l’università si andrà in pensione prima, dipende dal proprio storico contributivo.
Se anche si potesse andare in pensione prima, l’opportunità o meno di spendere oggi questi soldi dipende principalmente dalla propria capacità di risparmio, da quale strategia previdenziale si intende perseguire e da come si desidera allocare le proprie risorse.
Se, come e quando cambieranno le regole del nostro sistema pensionistico non si può prevedere quindi, per ora, possiamo analizzare quando conviene o non conviene farlo e cosa comporta, con le regole attuali.
Si va in pensione prima?
Anche riscattando gli anni universitari, non è detto che si possa andare in pensione prima.
Il sistema contributivo prevede la possibilità di andare in pensione:
- Con la finestra di Vecchiaia, cioè a 67 con almeno 20 anni di contributi;
- Con la finestra di Anticipata, dopo 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
- Con la finestra di Anticipata Contributiva a 64 anni, con almeno 20 anni di contributi e solo se la propria pensione vale almeno 3 volte l’assegno sociale.
Nel 2025 l’assegno sociale vale 7.002 €, quindi oggi questa finestra si ottiene se la pensione lorda vale almeno 7.002 x 3 = 21.006 € all’anno, quindi 1.616 € lordi al mese. Per avere una pensione di questo tipo è necessario avere uno stipendio medio nell’intera vita lavorativa di almeno 2.500 € lordi al mese.
La finestra di Anticipata (2) è l’unica finestra che non comporta un requisito anagrafico, ma solo un numero di anni di contributi ed è, quindi, quella che si può anticipare riscattando l’università. Le altre due finestre non si possono spostare indietro perché impongono anche un requisito anagrafico da soddisfare, cioè aver compiuto 67 anni (1) o 64 (3).
Esempio
Ipotizziamo il caso di un ragazzo che abbia una laurea quinquennale e abbia iniziato a lavorare versando regolari contributi a 28 anni.
Con le regole del sistema contributivo potrà andare in pensione:
- Con la Vecchiaia a 67 anni
- Con la Anticipata dopo 43 anni di contributi (arrotondiamo i 42 e 10 mesi) quindi a 71 anni
- Con la Anticipata contributiva a 64 anni, solo se riuscirà ad avere una pensione che equivalga almeno ai 1.616€ lordi al mese di oggi
Se questo lavoratore riscatta i 5 anni di università, avrà 5 anni in più di contributi versati e quindi sarà come se avesse iniziato a lavorare a 23 anni anziché a 28.
Grazie al riscatto, le sue finestre di pensionamento diventeranno:
- Vecchiaia sempre a 67 anni di età
- Anticipata: è qui che il lavoratore “guadagna tempo” perché, per raggiungere i 43 anni di contributi (arrotondiamo i 42 e 10 mesi), farà valere anche i 5 anni di laurea e quindi ne dovrà lavorare 38 e non più 43. 28 anni (età inizio lavoro) + 38 anni = 66 anziché 71.
- Anticipata Contributiva a 64 anni se riuscirà ad avere una pensione che equivarrà agli attuali 1.616 € lordi.
In quest’ultimo caso quindi, se lo scopo è andare in pensione prima, aver riscattato gli anni di laurea non gli farà automaticamente raggiungere l’obiettivo.
Diversamente, se lo stesso lavoratore avesse iniziato a lavorare a 24 anni invece che a 28, il requisito per andare in pensione potrebbe raggiungerlo con l’anticipata (24 + 38) a 62 anni.
In questo caso, pagando 5 anni di università, anticiperebbe di 2 anni rispetto ai 64.
Questo esempio non ha lo scopo di sostenere che non sia conveniente riscattare la laurea, ma vuole far capire che bisogna considerare bene la singola situazione.
Ovviamente, tutto può cambiare se cambiano le regole del sistema pensionistico.
Teniamo conto, però, che in questo contesto demografico e sistemico, è probabile che i requisiti per accedere al pensionamento saranno sempre più stringenti e, presumibilmente, porteranno a un allungamento della vita lavorativa.


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