Esiste un “privilegio di essere belli”?

La bellezza è un concetto fuggevole. Per secoli si è cercato di cogliere una sua definizione rigorosa, ma si tratta di un’idea, di una sensazione così mutabile e polimorfa che racchiuderla all’interno di un significato univoco è a dir poco utopico. 

I canoni estetici delle diverse culture e società raccontano esattamente questo: il tempo e la bellezza si evolvono di pari passo, e continueranno a farlo. 

Esiste quindi un rapporto tra gli atteggiamenti che assumiamo nei confronti di una persona e la sua apparenza? Quanto incidono nella vita lavorativa le convenzioni estetiche del nostro tempo?

La percezione dell’aspetto esteriore crea livelli di credibilità e di aspettativa sociale che differiscono da persona a persona. In particolare, secondo diversi studi, i soggetti che presentano tratti estetici canonicamente riconosciuti come belli tendono ad essere più fiduciosi e avvantaggiati in diversi aspetti della vita quotidiana, soprattutto in quelli lavorativi e relazionali. Ciò accade perché la bellezza crea un’aspettativa ben determinata, e spesso suggerisce intelligenza, cura e competenza. 

“Bello” – insieme a “grazioso”, “carino”, oppure “sublime”, “meraviglioso”, “superbo” ed espressioni consimili – è un aggettivo che usiamo sovente per indicare qualcosa che ci piace. Sembra che, in questo senso, ciò che è bello sia uguale a ciò che è buono e infatti in diverse epoche storiche si è posto uno stesso legame tra il Bello e il Buono.

– Umberto Eco, Storia della Bellezza

L’EFFETTO ALONE

No, non sempre ciò che è bello è anche buono, così come non sempre una persona che ci appare bella è automaticamente intelligente. Allora perché la nostra mente tende a fare questo tipo di associazioni cognitive? Il concetto è simile a ciò che accade quando si è innamorati: all’inizio, nella prima fase di infatuazione, si cercheranno sempre conferme positive dell’idea che ci è fatti della persona amata perché è esattamente quello che si vuole conoscere in quel momento. 

Questo fenomeno ha un nome ben preciso, e prende il nome di Effetto Alone. Viene coniato nel 1920 da Edward Lee Thorndike dopo una serie di esperimenti realizzati con l’aiuto di alcuni ufficiali sui loro soldati, i cui risultati sono contenuti all’interno della sua opera, The Constant Error in Psychological Ratings.

Si tratta di un bias cognitivo per il quale “la percezione di un tratto è influenzata dalla percezione di uno o più altri tratti dell’individuo o dell’oggetto”. Da ciò consegue, per l’appunto, che se si trova attraente una persona si cercherà inconsciamente di supportare questa ipotesi ricercando solo informazioni che contribuiscono all’idea positiva che abbiamo acquisito.

LA BELLEZZA PREMIA NEL LAVORO…

Essere belli può rappresentare un vero e proprio privilegio in diversi ambiti della vita quotidiana e permette di ricevere maggiori attenzioni – che siano gradite o meno – nella famiglia, tra gli amici e soprattutto nel mondo del lavoro. In particolare, le persone di bell’aspetto sono avvantaggiate nei colloqui lavorativi, specie per quanto riguarda le posizioni di lavoro che hanno a che fare con il pubblico. 

In un report del 2006 ad opera di Markus M. Mobius e Tanya S. Rosenblat, Why Beauty Matters, i due economisti giungono a tre principali conclusioni: 

  1. i lavoratori più attraenti fisicamente possiedono più “confidence”, fiducia in se stessi, e questo permette loro di avere salari più alti
  2. i lavoratori più attraenti sono (erroneamente) considerati più idonei e capaci dai datori di lavoro
  3. i lavoratori più attraenti hanno capacità sociali e di comunicazione orale che aumentano la loro possibilità di ottenere salari maggiori quando interagiscono con i loro datori di lavoro

A quanto ammonta, nella pratica, questo privilegio della bellezza

Secondo una ricerca dei National Institutes of Health, le persone più attraenti tendono a ricevere un compenso salariale che va dal 12% al 17% in più rispetto a quello ricevuto dai loro colleghi. Il motivo risiede, per l’appunto, nel fatto che i datori di lavoro hanno la tendenza a valorizzare maggiormente le persone che presentano una comunicazione orale più efficace e una grande fiducia di sé.

… MA ANCHE NELLA GIUSTIZIA

Anche nel campo della giustizia, tuttavia, essere belli può avere i suoi vantaggi, e non di poco. Un paper di ricerca del 2010 da parte dell’Ursinus College ha voluto indagare il legame tra il sistema giudiziario e le pene ricevute da un gruppo di criminali di diverso aspetto fisico. Quanto è emerso è che, su un campione di 2000 persone condannate per crimini minori, coloro ritenuti meno attraenti hanno ricevuto una sentenza circa il 120% più dura rispetto a chi, invece, è stato giudicato come più attraente. 

In particolare, nel caso delle persone meno attraenti, la media della sentenza si è rivelata essere di 4,10 anni. Mentre, a parità di reato, le persone più attraenti hanno ricevuto una sentenza media di 1,87 anni. Si tratta di più del doppio degli anni, che non sono affatto pochi considerando l’ambito di indagine del report. 

LE DIFFERENZE DI GENERE

I benefici della bellezza interessano soprattutto gli uomini, che sono più avvantaggiati delle donne nel mondo del lavoro. In particolare, uno studio ha rivelato che il divario salariale tra donne e uomini di bell’aspetto aumenta con l’avanzare della carriera: a parità di età e di servizi svolti, un uomo di bell’aspetto continuerà a guadagnare di più di una donna di bell’aspetto.

Non è la bellezza in sé, tuttavia, a garantire guadagni maggiori. Se le aspettative iniziali non vengono rispettate, infatti, si potrebbe ricadere nel fenomeno del “beauty penalty”, che è stato a lungo studiato da diversi esperti e che incide soprattutto sul mondo femminile. Spesso le donne che nella loro carriera raggiungono posizioni lavorative di grande rilievo subiscono quotidianamente insinuazioni sul fatto che siano arrivate lì solo grazie al loro privilegio di bellezza; laddove, nella stessa situazione, gli uomini vengono lodati per il loro intelletto e la loro perspicacia.
Che sia per scelta o per un movimento inconscio della nostra mente, il canone estetico della società odierna influenza la percezione che abbiamo delle persone che ci circondano e non è, quindi, pienamente in nostro controllo. Quello che però è in nostro controllo è la volontà di approfondire, conoscere le persone, entrare in contatto con la loro personalità non lasciandoci influenzare esclusivamente dal loro aspetto esteriore. E questo fa sempre bene ricordarlo, e ricordarcelo.

Avatar mariachiaraborrelli

Pubblicato da:

Lascia un commento