Venerdì 1 settembre è stata uccisa a fucilate l’orsa Amarena a San Benedetto dei Marsi dal cacciatore indagato Andrea Leombruni. Questo è ciò che ha comunicato il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, (PNALM), sulla sua pagina di Facebook.
Sul posto è intervenuto subito il veterinario del Parco, che però, a causa della gravità della ferita, ha accertato solo la morte. Per quanto riguarda l’uomo che le avrebbe sparato, è stato poi identificato dai Guardiaparco e, successivamente, sottoposto ai rilievi dei Carabinieri della locale stazione.
Chi era Amarena e perché era importante?
L’orsa Amarena era di fondamentale importanza per diverse ragioni:
- faceva parte della specie di orso bruno marsicano
- simbolo del Parco, dato che è una specie endemica. Si trova solamente nel centro Italia, con solo 60 esemplari
- era anche una delle femmine maggiormente prolifiche della storia del Parco nazionale d’Abruzzo
Nel 2016, l’orsa Amarena si è avvicinata per la prima volta ai centri abitati dell’Abruzzo. Successivamente, anche per l’arrivo dei suoi cuccioli, le sue passeggiate tra l’uomo sono aumentate sempre di più, ma non creava mai danni nei suoi confronti, anche se le sue visite più frequenti iniziavano a preoccupare gli esperti. Difatti, le visite dell’orsa sono state definite dagli zoologi come un miracolo della natura. Era un evento molto raro, dato che stiamo parlando di una specie che nel 2014 contava solo 50 esemplari nel parco e dintorni.
Che cosa è successo ai suoi cuccioli?
I cuccioli di orso diventano indipendenti dopo un anno e mezzo dalla nascita. Amarena aveva sei cuccioli, e due sono nati solamente nel 2023, quindi ad oggi sono ancora troppo piccoli. Difatti, questi ultimi non sono in grado di soddisfare i loro i bisogni principali, come provvedersi del cibo da soli.
Dopo l’uccisione della madre, i cuccioli di Amarena si sono separati fino a martedì 5 settembre. Come da conferma del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, si sono riuniti e sono stati visti dai Guardiaparco mentre si stavano nutrendo su una pianta di melo.
Nonostante tale notizia, il rischio per loro rimane comunque elevato. Per prima cosa, le zone sono piene di predatori, come lupi o cani randagi, e vi è anche un rischio antropico dovuto alla presenza delle strade, dove potrebbero finire inconsapevolmente i cuccioli di orso, senza una madre.
Il rapporto tra uomo e orso è ed è sempre stato difficile
L’uccisione dell’orsa Amarena ci fa capire come la convivenza tra l’essere umano e gli orsi sia complicata e faticosa. In Abruzzo, negli ultimi anni è stato portato avanti un duro lavoro di consapevolezza, per chi vive all’interno dei confini del Parco, in modo tale da incentivare una coesistenza pacifica tra gli orsi e l’uomo.
Dall’accaduto del 1 settembre, capiamo che c’è ancora molto da fare. Difatti, quello avvenuto a San Benedetto dei Marsi è un vero e proprio attentato alla biodiversità ad una sottospecie di orso importante.
Esistono però delle strategie per far sì che la convivenza tra l’uomo e l’orso possa essere pacifica.
- prevenzione e monitoraggio: si può migliorare la situazione attraverso la tecnologia. Per esempio, potrebbe aiutare l’utilizzo dei radiocollari, che monitorano gli spostamenti.
- la conoscenza: educare l’uomo su come comportarsi davanti ad un orso è essenziale. In caso di incontro ravvicinato, gli esperti affermano di non urlare o correre, ma di allontanarsi piano, senza dare le spalle all’orso.
- zone off-limits: l’istituzione di tali zone può aiutare la convivenza. Nel 2020, il PNALM ha stabilito che in diverse aree del Parco i visitatori non sono autorizzati a circolare, in modo da evitare incidenti.
Non si deve mai infastidire l’orso, lanciando sassi e, soprattutto, si deve mantenere la calma, fermarsi e parlare a voce alta per fare si che l’orso possa percepire la presenza umana.
Infine, si stima che l’attuale popolazione di Orso bruno marsicano negli Appennini sia di 50 individui. Perciò, lo status di conservazione degli orsi bruni, in quella zona, è considerato dagli esperti molto precario ad oggi. In Italia, le misure principali di conservazione sono state indicate nel “Piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano”, (PATOM), che rappresenta una dichiarazione di impegni da parte delle Regioni, Enti e il Ministro dell’Ambiente.

